Dimenticato dal tempo

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domenica, 09 ottobre 2005

Io, target di mercato


Io non sono un target di mercato.
O perlomeno, non vorrei esserlo.
 Andiamo, dai, io vivo in jeans (CalvinKlein) e camicia (Marlboro)...
To', mettici pure la giacca (Nike, come le scarpe) ed i pantaloni di riserva (Dokers)...
Adesso, lascia stare l'iPod: avevo già deciso di comprarlo ben prima che diventasse quel fenomeno che è oggi.
 Vi sembro un target di mercato?!?
Postato da: Stefano1986 | 09/10/2005 15:37 | Permalink | commenti (3)
Categorie: pensierisparsi
giovedì, 29 settembre 2005

Patente: esamente teorico


14:30, Via Piave.
Non mi sentivo affatto pronto: nelle schede fatte a casa ero sempre sui quattro-cinque errori...
Mi presentai in divisa, ovvero: maglietta nera, camicia della Marlboro (sempre la stessa, adoro quella camicia), jeans grigi (scoloriti, sempre gli stessi) di CalvinKlein, vecchissime Nike tutte rotte.
 Caratteristico palazzo fascista a tre piani: trovai tutti già li davanti in attesa. Riconobbi Ilaria (ex compagna di classe) e Fabio (conosciuto a scuola guida), più qualche faccia sparsa a cui non saprei attribuire un nome.
 Due ore e mezza di attesa, prima di noi passano ben tre gruppi. Poi, finalmente, ci chiamano.
Interessanti, quelle ore di attesa.
La tensione per l'esame, tutta quell'adrenalina in corpo che è normale quando si sta per essere giudicati, ma che non è proprio il massimo del comfort. Quella cosa che stringe lo stomaco e mette un peso in gola.
 Si cerca di ironizzare, ma quel senso di attesa c'è sempre. Soprattutto in quel palazzo fascista con le inferriate alle finestre.
Via, via, si fanno appelli e noi non veniamo chiamati.
Come nel braccio della morte, i condannati vedono gli altri che a gruppi varcano la soglia, e non sanno esattamente cosa li aspetta. Ma sanno che non sarà piacevole, e questo basta a fargli sudare freddo. Combattuti, tra il "restiamo in vita ancora un po'" ed il "leviamoci il problema una volta per tutte".
 Allora, con quello spirito di fratellanza che unisce gli uomini nelle situazioni difficili, chiacchierammo un po' a ruota libera: tra filosofia spicciola, ironia, amicizie comuni, scuola. Per ingannare il tempo, per moderare la tensione.
 Un'atmosfera particolare, combattuta tra quello che c'è e quello che arriverà. Un'atmosfera effimera. La bellezza è nell'attesa e nel ricordo: l'atto in sé è tropo veloce per essere ben assaporato. Lo diceva Leopardi, ed aveva ragione.
 Dopo un'ora e mezza, ci chiamano.
Eccola, la tensione di prima, che fa sudare le mani e tremare le gambe. Più forte che mai.
 La mia scheda non era particolarmente difficile: guardai la prima  domanda e pensai "falso". E la penna, andò a crocettare la casella con la V.
Beh, con le mani che tremavano, finii di completare la scheda. La consegnai, ed attesi che tutti finissero. Poi, si passò alle correzioni.
Chiamarono Fabio, passato.
Chiamarono Ilaria, niente da fare: 6 errori.
Mi chiamarono. Tre errori: è andata.
 Esco che sono già passate le 17:30.
Dico ad Ilaria che la prossima volta andrà meglio, è la seconda volta che ci prova.
 Mi prendo un gelato, e torno a casa.

Domani ho una verifica di diritto... E poi, devo ancora fare anche i compiti di francese e di italiano.

 Beh, magari me la cavo.
Postato da: Stefano1986 | 29/09/2005 18:14 | Permalink | commenti (6)
Categorie: stralcidivita, pensierisparsi
giovedì, 22 settembre 2005

Io in politica (se)


Se per caso, tutt'un tratto, mi venisse la folle idea di farmi un partito...
 VOTATE PER ME!

Postato da: Stefano1986 | 22/09/2005 18:51 | Permalink | commenti (2)
Categorie: altro, pensierisparsi, ironicamente
martedì, 20 settembre 2005

Vado a vivere a New Orleans


E' una delle cose più strane, ed allo stesso tempo più belle dei blog: se hai un post che vorresti tanto scrivere, ma non hai avuto il tempo di farlo, probabilmente troverai qualcuno che avrà già espresso con le tue stesse parole quello che avresti voluto dire.

Ovvero, io quasi quasi lascio l'Italia e vado a vivere a New Orleans.
Dal blog: "Brigate Rumore", di Illogica.
 Grazie, non avrei proprio saputo scrivere di meglio.



Ad occhi aperti

Mollo tutto.

Vado a vivere a New Orleans
che é straziata,devastata e fiera e combattiva un pò come mi sono spesso sentita...come mi sento da sempre.
Vado col mio capitano e avremo 3 figli.
Apriremo un'attività nel quartiere francese e la sera aspetteremo la brezza bevendo vino e ascoltando blues sul portico fiorito.
Indosserò abiti leggeri dai colori pastello e guarderò crescere la prole che gioca in giardino e avrà mal di pancia pur di non andare a scuola.
Saranno grandi e liberi.
E allora sarà il tempo di tornare.

C'é ancora di sogna ad occhi aperti.
Chi,invece,li chiude per non guardare.

Come dice manuel....
"Poi viene settembre e non ho avuto il tempo..."

Postato da: Stefano1986 | 20/09/2005 18:53 | Permalink | commenti (2)
Categorie: altro, pensierisparsi
lunedì, 19 settembre 2005

Il cielo


Affilate lamine di vento gelido mi avvolgevano le dita. Una sensazione forse tutt'altro che piacevole, ma in un certo senso necessaria per assaporare meglio quegli attimi in cui, con il sottofondo degli U2 (City of blinding lights), la mente iniziò un suo breve ma intenso viaggio.
Mi guadavo distrattamente attorno forse per ingannare il freddo. Gli stretti coni di luce dei lampioni, i fari delle auto, alcune luci davanti alle case, l'insegna luminosa dell'Uni. E sopra quelle pallide luci artificiali, il cielo. Il sole già non si vedeva, ma si respiravano colori tra il rosa e l'indaco. La volta celeste, illuminando la strada, faceva apparire ancora più patetici quei miserabili tentativi umani di sostituire la nostra stella.
 Immaginai un futuro non troppo lontano, in cui la specie umana, o meglio, i pochi sopravvissuti, si nascondessero all'interno della Terra: al riparo dai continui uragani e tsunami. Persero le case, ma non la voglia di mostrare a Dio come potessero fare a meno delle sue migliori creazioni. Costruirono una città enorme di vetro e d'acciaio, ed usarono enormi  monitor per simulare il cielo. Un cielo sempre sereno in giorni scanditi solo da orologi digitali, e di notte un'enorme volta stellata artificiale.
 Il frutto della migliore tecnologia, faceva però rabbrividire gli uomini, che un giorno, presi dalla disperazione, tornarono in superficie ad ammirare l'alba. Uragani ed onde alte come grattacieli li avrebbero sicuramente travolti, ma improvvisamente il clima cambiò. Tornò ad essere sereno, con un leggero vento di tramontana che spazzava via le ultime nubi.
 La natura li risparmiò, perché avevano capito che per quanto potessero sforzarsi, non l'avrebbero mai potuta sostituire.
 Nessuno mai potrà fare a meno di questo cielo.
Tornato alla realtà, il mio lento pedalare mi aveva portato ormai quasi a casa. Misi su "Winter Rain", di Earl Klugh. E nessuno mai potrà fare a meno del Jazz, pensai.
Postato da: Stefano1986 | 19/09/2005 20:34 | Permalink | commenti
Categorie: pensierisparsi
mercoledì, 07 settembre 2005

Come degli insetti... (il freddo, pensieri sparsi)


Scuola giuda. Ok, faccio un po' di test e capisco che per il mio esame teorico del 29 non sono assolutamente preparato. Beh, infondo lo sapevo già...
 Finita la mia consueta ora di test, mi avviai all'uscita. Pioggia, fuori.
Di solito io tendo a muovermi in bici ma questo bel tempo (io adoro la pioggia) mi ha costretto a chiedere un passaggio in auto, così dovrò aspettare che che arrivi la Smart melon green a prendermi. Ci saranno stati 15 gradi, ma se ne percepivano un po' meno visto il vento gelido e l'umidità. Io, maglietta maniche corte e pantaloni corti.
 Altri cominciavano ad uscire, io mi sono messo sotto la tettoia per non bagnarmi, anche se stava piovendo relativamente piano. Lo sguardo si perde, rimango come sempre incantato quando piove. L'ho detto che la pioggia mi piace?
 C'erano tre ragazze, di cui una molto carina, accanto a me, loro aspettavano una Yaris. Dopo qualche minuto, uscì anche l'istruttrice. Facendo scorrere con gli occhi la mia figura dal basso verso l'alto, "ma tu non hai freddo?". Io, disinteressatamente "no, perché dovrei?". Domanda retorica. Lasciai correre la mente per qualche istante: spazio e tempo non esistono, tutto è uno; come potrei sentire freddo? Molecole, ingrandendo ad dismisura protoni, neutroni ed elettroni, ingrandendo ancora, quanti. Poi, il nulla: solo vibrazioni. Eppure, provate a chiudevi il dito in un cassetto! Tornato alla realtà mi guardai intorno, notando la gente che passava. Tutti impacchettati nei loro giacconi ermetici, certo più adatti all'inverno, a difendersi da un freddo che io, in maniche corte, non riuscivo a percepire. Passa la Yaris, le ragazze se ne vanno. Poi esce anche l'altro istruttore, anche lui se ne va in auto.
 Restai assorto nei miei pensieri per altri uno o due minuti, guardando queste figure impermeabilizzate camminare sotto la pioggia. I rettili hanno bisogno di passare parecchio tempo al sole per riscaldarsi; la vera forza dei mammiferi, ciò che ci ha permesso di evolverci così tanto è stato proprio aver scoperto come ovviare a questo problema. E ora? Stiamo diventando come i rettili, disperatamente dipendenti dal calore. Ma più stupidi, dei rettili, più conformisti. Stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti. "E bravo il mio Battiato, allora avevi già capito tutto!". Shock addizionale, shock addizionale; sveglia kundalini...
Poi, ecco la Smart.

Postato da: Stefano1986 | 07/09/2005 20:53 | Permalink | commenti
Categorie: stralcidivita, pensierisparsi