Affilate lamine di vento gelido mi avvolgevano le dita. Una sensazione forse tutt'altro che piacevole, ma in un certo senso necessaria per assaporare meglio quegli attimi in cui, con il sottofondo degli U2 (City of blinding lights), la mente iniziò un suo breve ma intenso viaggio.
Mi guadavo distrattamente attorno forse per ingannare il freddo. Gli stretti coni di luce dei lampioni, i fari delle auto, alcune luci davanti alle case, l'insegna luminosa dell'Uni. E sopra quelle pallide luci artificiali, il cielo. Il sole già non si vedeva, ma si respiravano colori tra il rosa e l'indaco. La volta celeste, illuminando la strada, faceva apparire ancora più patetici quei miserabili tentativi umani di sostituire la nostra stella.
Immaginai un futuro non troppo lontano, in cui la specie umana, o meglio, i pochi sopravvissuti, si nascondessero all'interno della Terra: al riparo dai continui uragani e tsunami. Persero le case, ma non la voglia di mostrare a Dio come potessero fare a meno delle sue migliori creazioni. Costruirono una città enorme di vetro e d'acciaio, ed usarono enormi monitor per simulare il cielo. Un cielo sempre sereno in giorni scanditi solo da orologi digitali, e di notte un'enorme volta stellata artificiale.
Il frutto della migliore tecnologia, faceva però rabbrividire gli uomini, che un giorno, presi dalla disperazione, tornarono in superficie ad ammirare l'alba. Uragani ed onde alte come grattacieli li avrebbero sicuramente travolti, ma improvvisamente il clima cambiò. Tornò ad essere sereno, con un leggero vento di tramontana che spazzava via le ultime nubi.
La natura li risparmiò, perché avevano capito che per quanto potessero sforzarsi, non l'avrebbero mai potuta sostituire.
Nessuno mai potrà fare a meno di questo cielo.
Tornato alla realtà, il mio lento pedalare mi aveva portato ormai quasi a casa. Misi su "Winter Rain", di Earl Klugh. E nessuno mai potrà fare a meno del Jazz, pensai.
Scuola giuda. Ok, faccio un po' di test e capisco che per il mio esame teorico del 29 non sono assolutamente preparato. Beh, infondo lo sapevo già...
Finita la mia consueta ora di test, mi avviai all'uscita. Pioggia, fuori.
Di solito io tendo a muovermi in bici ma questo bel tempo (io adoro la pioggia) mi ha costretto a chiedere un passaggio in auto, così dovrò aspettare che che arrivi la Smart melon green a prendermi. Ci saranno stati 15 gradi, ma se ne percepivano un po' meno visto il vento gelido e l'umidità. Io, maglietta maniche corte e pantaloni corti.
Altri cominciavano ad uscire, io mi sono messo sotto la tettoia per non bagnarmi, anche se stava piovendo relativamente piano. Lo sguardo si perde, rimango come sempre incantato quando piove. L'ho detto che la pioggia mi piace?
C'erano tre ragazze, di cui una molto carina, accanto a me, loro aspettavano una Yaris. Dopo qualche minuto, uscì anche l'istruttrice. Facendo scorrere con gli occhi la mia figura dal basso verso l'alto, "ma tu non hai freddo?". Io, disinteressatamente "no, perché dovrei?". Domanda retorica. Lasciai correre la mente per qualche istante: spazio e tempo non esistono, tutto è uno; come potrei sentire freddo? Molecole, ingrandendo ad dismisura protoni, neutroni ed elettroni, ingrandendo ancora, quanti. Poi, il nulla: solo vibrazioni. Eppure, provate a chiudevi il dito in un cassetto! Tornato alla realtà mi guardai intorno, notando la gente che passava. Tutti impacchettati nei loro giacconi ermetici, certo più adatti all'inverno, a difendersi da un freddo che io, in maniche corte, non riuscivo a percepire. Passa la Yaris, le ragazze se ne vanno. Poi esce anche l'altro istruttore, anche lui se ne va in auto.
Restai assorto nei miei pensieri per altri uno o due minuti, guardando queste figure impermeabilizzate camminare sotto la pioggia. I rettili hanno bisogno di passare parecchio tempo al sole per riscaldarsi; la vera forza dei mammiferi, ciò che ci ha permesso di evolverci così tanto è stato proprio aver scoperto come ovviare a questo problema. E ora? Stiamo diventando come i rettili, disperatamente dipendenti dal calore. Ma più stupidi, dei rettili, più conformisti. Stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti. "E bravo il mio Battiato, allora avevi già capito tutto!". Shock addizionale, shock addizionale; sveglia kundalini...
Poi, ecco la Smart.