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14:30, Via Piave. Non mi sentivo affatto pronto: nelle schede fatte a casa ero sempre sui quattro-cinque errori... Mi presentai in divisa, ovvero: maglietta nera, camicia della Marlboro (sempre la stessa, adoro quella camicia), jeans grigi (scoloriti, sempre gli stessi) di CalvinKlein, vecchissime Nike tutte rotte. Caratteristico palazzo fascista a tre piani: trovai tutti già li davanti in attesa. Riconobbi Ilaria (ex compagna di classe) e Fabio (conosciuto a scuola guida), più qualche faccia sparsa a cui non saprei attribuire un nome. Due ore e mezza di attesa, prima di noi passano ben tre gruppi. Poi, finalmente, ci chiamano. Interessanti, quelle ore di attesa. La tensione per l'esame, tutta quell'adrenalina in corpo che è normale quando si sta per essere giudicati, ma che non è proprio il massimo del comfort. Quella cosa che stringe lo stomaco e mette un peso in gola. Si cerca di ironizzare, ma quel senso di attesa c'è sempre. Soprattutto in quel palazzo fascista con le inferriate alle finestre. Via, via, si fanno appelli e noi non veniamo chiamati. Come nel braccio della morte, i condannati vedono gli altri che a gruppi varcano la soglia, e non sanno esattamente cosa li aspetta. Ma sanno che non sarà piacevole, e questo basta a fargli sudare freddo. Combattuti, tra il "restiamo in vita ancora un po'" ed il "leviamoci il problema una volta per tutte". Allora, con quello spirito di fratellanza che unisce gli uomini nelle situazioni difficili, chiacchierammo un po' a ruota libera: tra filosofia spicciola, ironia, amicizie comuni, scuola. Per ingannare il tempo, per moderare la tensione. Un'atmosfera particolare, combattuta tra quello che c'è e quello che arriverà. Un'atmosfera effimera. La bellezza è nell'attesa e nel ricordo: l'atto in sé è tropo veloce per essere ben assaporato. Lo diceva Leopardi, ed aveva ragione. Dopo un'ora e mezza, ci chiamano. Eccola, la tensione di prima, che fa sudare le mani e tremare le gambe. Più forte che mai. La mia scheda non era particolarmente difficile: guardai la prima domanda e pensai "falso". E la penna, andò a crocettare la casella con la V. Beh, con le mani che tremavano, finii di completare la scheda. La consegnai, ed attesi che tutti finissero. Poi, si passò alle correzioni. Chiamarono Fabio, passato. Chiamarono Ilaria, niente da fare: 6 errori. Mi chiamarono. Tre errori: è andata. Esco che sono già passate le 17:30. Dico ad Ilaria che la prossima volta andrà meglio, è la seconda volta che ci prova. Mi prendo un gelato, e torno a casa. Domani ho una verifica di diritto... E poi, devo ancora fare anche i compiti di francese e di italiano. Beh, magari me la cavo.
Ovvero: tutto va intercettato; i dati riguardanti internet verranno conservati per almeno sei mesi, per i telefoni diventa addirittura un anno. Questa proposta prevede tra l'altro una forma di compensazione per le spese di stoccaggio dei dati che altrimenti sarebbero tutte sulle spalle dei singoli operatori telefonici... Il provvedimento non è ancora stato approvato (ma scommetto che lo sarà presto) dal Parlamento Europeo: nella peggiore delle ipotesi tutto questo dovrà essere applicato entro la fine del 2007. E fino al 2007? In Italia, il buon Silvio sembra un po' confuso al riguardo. Ovvero: prima si fa in quattro per far approvare dal parlamento un disegno di legge che prevede pesanti limitazioni all'utilizzo delle intercettazioni telefoniche (ovvero: nessuno avrebbe mai scoperto i traffici di Fazio), poi si fa in otto per far passare un'altra legge che prevede l'intercettazione totale e la conservazione dei dati fino al 31 dicembre 2007 (pacchetto Pisanu). E SuperAmanda lavora. Altri stati, come la Germania, sembrano piuttosto restii alle intercettazioni di massa, altri ancora, come l'Inghilterra, vorrebbero controllare tutto... Nel frattempo, il Consiglio Europeo dei Ministri sta vagliando un'altra proposta che vorrebbe conservare i dati (sia telefonici che internet) per almeno 4 anni. Tutto questo con la scusa del terrorismo! Cara privacy, mi mancherai...
Intanto, vogliamo salvarci almeno le e-mail? Qui un bell'articolo di Punto Informatico.
Per chi non lo sapesse, dal 20 settembre, è ricominciato "Otto e Mezzo" (su La7, dal lunedì al venerdì, alle 20:30). Con la coppia migliore di sempre: Giuliano Ferrara e Gad Lerner! Queste prime puntate (non me ne sono persa una) sono assolutamente magnifiche... Beh, Lerner tra un po' dovrà lasciarlo per tornare a dedicarsi a "L'infedele": godiamocela finché dura!
E' una delle cose più strane, ed allo stesso tempo più belle dei blog: se hai un post che vorresti tanto scrivere, ma non hai avuto il tempo di farlo, probabilmente troverai qualcuno che avrà già espresso con le tue stesse parole quello che avresti voluto dire.
Ovvero, io quasi quasi lascio l'Italia e vado a vivere a New Orleans.
Dal blog: "Brigate Rumore", di Illogica.
Grazie, non avrei proprio saputo scrivere di meglio.
Ad occhi aperti
Mollo tutto.
Vado a vivere a New Orleans che é straziata,devastata e fiera e combattiva un pò come mi sono spesso sentita...come mi sento da sempre. Vado col mio capitano e avremo 3 figli. Apriremo un'attività nel quartiere francese e la sera aspetteremo la brezza bevendo vino e ascoltando blues sul portico fiorito. Indosserò abiti leggeri dai colori pastello e guarderò crescere la prole che gioca in giardino e avrà mal di pancia pur di non andare a scuola. Saranno grandi e liberi. E allora sarà il tempo di tornare.
C'é ancora di sogna ad occhi aperti. Chi,invece,li chiude per non guardare.
Come dice manuel.... "Poi viene settembre e non ho avuto il tempo..."
Risultato: un macello.
35,2% per il Cdu (unione cristianodemocratica)/Csu (unione cristianosociale), ovvero: Angela Merkel.
34,3% per l'Spd (partito socialdemocratico) ovvero: Gerhard Schroeder
8,1% per i Verdi (alleati dell'Spd)
9,8% per l'Fpd (liberali)
8,7% per il Pds (sinistra)
Confesso che, sinceramente, non ci ho capito un ciufolo del sistema elettorale tedesco.
Tuttavia, questa Germania politicamente incerta, mi ricorda molto da vicino quel bel paese della pizza e degli spaghetti...
Anche se, a pensarci bene, noi italiani siamo messi peggio.
Affilate lamine di vento gelido mi avvolgevano le dita. Una sensazione forse tutt'altro che piacevole, ma in un certo senso necessaria per assaporare meglio quegli attimi in cui, con il sottofondo degli U2 (City of blinding lights), la mente iniziò un suo breve ma intenso viaggio. Mi guadavo distrattamente attorno forse per ingannare il freddo. Gli stretti coni di luce dei lampioni, i fari delle auto, alcune luci davanti alle case, l'insegna luminosa dell'Uni. E sopra quelle pallide luci artificiali, il cielo. Il sole già non si vedeva, ma si respiravano colori tra il rosa e l'indaco. La volta celeste, illuminando la strada, faceva apparire ancora più patetici quei miserabili tentativi umani di sostituire la nostra stella. Immaginai un futuro non troppo lontano, in cui la specie umana, o meglio, i pochi sopravvissuti, si nascondessero all'interno della Terra: al riparo dai continui uragani e tsunami. Persero le case, ma non la voglia di mostrare a Dio come potessero fare a meno delle sue migliori creazioni. Costruirono una città enorme di vetro e d'acciaio, ed usarono enormi monitor per simulare il cielo. Un cielo sempre sereno in giorni scanditi solo da orologi digitali, e di notte un'enorme volta stellata artificiale. Il frutto della migliore tecnologia, faceva però rabbrividire gli uomini, che un giorno, presi dalla disperazione, tornarono in superficie ad ammirare l'alba. Uragani ed onde alte come grattacieli li avrebbero sicuramente travolti, ma improvvisamente il clima cambiò. Tornò ad essere sereno, con un leggero vento di tramontana che spazzava via le ultime nubi. La natura li risparmiò, perché avevano capito che per quanto potessero sforzarsi, non l'avrebbero mai potuta sostituire. Nessuno mai potrà fare a meno di questo cielo. Tornato alla realtà, il mio lento pedalare mi aveva portato ormai quasi a casa. Misi su "Winter Rain", di Earl Klugh. E nessuno mai potrà fare a meno del Jazz, pensai.
Ho scaricato (dall'iTunesMusicStore), senza troppe aspettative, l'ultimo album di Ligabue. Per carità, carino... "Il giorno dei giorni", che dovrebbe essere la traccia portante e che in radio mi era piaciuto, riascoltandolo mi pare abbastanza vuoto. Molto meglio le altre 10 tracce, ma complessivamente "Nome e cognome" resta un po' in sospeso tra "Miss mondo '99" e lo sguardo al passato del "Giro d'Italia". A mio parere, da chi cantava "Lambrusco e pop corn" ci si poteva aspettare qualcosa di più.
Dio creò l'uomo.
Gli diede un corpo: atomi, molecole, cellule, tessuti, organi. Gli diede uno spirito, la capacità di provare emozioni, di ricordare e di pensare. Poi, con una scintilla gli donò l'anima e decise che questa non si sarebbe dovuta percepire: l'uomo avrebbe dovuto avere fede.
L'uomo studiò la materia fino agli atomi, poi si dedicò allo spirito e catalogò le emozioni. E dal momento che non riusciva in alcun modo a studiare l'anima, dimenticò la fede. Una volta mappato il nostro genoma, ci saremmo fermati?
La pericolosa casta degli scienziati, può ora permettersi di clonare esseri umani.
Ovvero, può prelevare il materiale genetico di una qualunque cellula del nostro corpo ed inserirlo nel nucleo di un'altra. Questa si moltiplicherà un numero indefinito di volte fino a portare alla formazione di un individuo completo, del clone.
Il clone ha un corpo perfettamente funzionale, prova emozioni, pensa e ricorda. Un corpo creato in laboratorio con uno spirito creato in laboratorio. Persone artificiali.
Ma, l'anima... Potrebbe mai esistere una copia di me, in grado di ragionare e di provare emozioni nonostante sia priva dell'anima? Un'anima artificiale, eterna ed immutabile creata non grazie alla volontà di Dio ma ad un capriccio dell'uomo. Quel tale che ha creato tutti noi avrà motivo di alterarsi, dato che la sua migliore (o forse no?) creazione gli ha rubato il lavoro.
D'atro canto, il clone è un po' un computer: hardware e software, nient'altro. E, certo, non si può uccidere un computer... Ovvero: uccidere un clone non sarebbe omicidio (sì, vaglielo a spiegare).
Immagino un ipotetico mondo del futuro, in cui legioni d'uomini artificiali si metteranno in coda alle entrare di enormi magazzini, per comprare la propria anima.